FOTO: Fulvio Genero

Il progetto si basa sulla considerazione che l’areale storico della specie comprendeva varie località alpine, che il Grifone, secondo diversi autori, nidificava in Friuli fino al secolo scorso e che attualmente compare regolarmente, durante l’ estate, sulle Alpi orientali. Tali movimenti verso nord sono legati agli spostamenti compiuti da una parte degli individui (soprattutto immaturi) delle colonie dei Balcani e sono diminuiti in seguito al declino subito dagli avvoltoi e da altri grandi rapaci nell’Europa sudorientale. Questa situazione è determinata in particolare dalle minacce umane e dall’uso dei veleni nella lotta contro i mammiferi predatori, delle cui carcasse si nutrono avvoltoi e altri necrofagi.

Scopo del progetto è quello di garantire un futuro alla popolazione di grifone gravitante sulle Alpi, riducendo la mortalità e invogliando i soggetti estivanti a frequentare e sostare in aree sicure e controllate. In tal modo si fornisce anche un concreto contributo alla conservazione delle ultime colonie dell’Adriatico settentrionale (in particolare della Croazia) che possono fare affidamento su un areale di espansione con abbondanti risorse nutritive e meno soggetto a minacce e disturbo da parte dell’uomo. Tra le finalità del progetto vi è anche quella di creare una colonia nidificante, in grado di aumentare grazie a scambi di individui non solo con le colonie adriatiche, ma anche con quelle di altri settori dell’Europa occidentale e meridionale. Il progetto, oltre a importanti obiettivi dal punto di vista scientifico e della conservazione, prevede attività legate alla sensibilizzazione e alla fruizione turistico-naturalistica.

L’area presenta condizioni ambientali e climatiche favorevoli al grifone. Il vasto sistema di pareti rocciose risulta adatto alla nidificazione e riproduce la fisionomia dei vicini siti di nidificazione del Golfo del Quarnero. La morfologia e l’esposizione dei versanti creano condizioni favorevoli alla formazione di correnti ascensionali, particolarmente adatte agli uccelli che, come il grifone, utilizzano il volo planato, compiendo lunghi spostamenti con basso dispendio di energia. Le aree circostanti sono in grado di garantire una discreta potenzialità alimentare: in numerosi distretti prealpini e alpini sono presenti infatti allevamenti, in particolare di bovini e ovini, oltre a discrete popolazioni di ungulati selvatici, suscettibili di notevole incremento con l’istituzione dei vicini parchi regionali e il miglioramento delle tecniche di gestione venatoria.

Metodologia

Al fine di creare una colonia di grifoni legata al sito di rilascio è stato utilizzato il metodo sperimentato per la prima volta nelle Cevennes francesi negli anni Ottanta. La metodologia prevede nei primi anni la liberazione di individui adulti, che hanno una minor propensione all’erratismo e tendono a rimanere nei luoghi dove vengono liberati. Una volta formata una piccola colonia è possibile immettere anche soggetti immaturi che si uniscono a quelli presenti nell’area.

Per raggiungere questi risultati i grifoni devono poter contare su una costante disponibilità di cibo; a tal fine risulta fondamentale la presenza di un punto di alimentazione in prossimità della voliera, regolarmente rifornito con carcasse di ungulati reperite nell’area.

Voliera durante una visita guidata

I grifoni sono ospitati per almeno qualche mese nell’ampia voliera di acclimatazione, collocata in modo tale che gli uccelli dall’interno possano osservare i rilievi e le pareti vicine, mantenendo un contatto visivo con quelli liberati e le altre specie di rapaci e Corvidi che frequentano l’area. La predisposizione di punti di alimentazione in altre aree favorisce l’esplorazione del territorio da parte dei grifoni, simulando un’offerta naturale di cibo.

Prima della liberazione i grifoni sono marcati con anelli metallici forniti dall’ Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica e anelli plastici colorati con sigle. Vengono inoltre decolorate alcune penne, con modalità diverse per i vari soggetti, e si applicano radiotrasmittenti sulle timoniere per la ricerca telemetrica. Da alcuni anni vengono inoltre utilizzati sistemi per la localizzazione satellitare. Tali sistemi consentono di seguire gli spostamenti degli uccelli, ottenendo utili informazioni sull’uso dello spazio e la dinamica della popolazione.

Risultati

FOTO: Fulvio Genero

I primi grifoni sono stati liberati nel 1992; le immissioni sono continuate negli anni successivi per un totale di circa 60 soggetti. La fase iniziale, caratterizzata da alcune perdite e allontanamenti verso altre aree, si è rivelata la più difficile. Il successivo attaccamento al sito di alcuni soggetti ha costituito un forte stimolo a rimanere nell’area per quelli liberati negli anni successivi, che si sono rapidamente uniti alla colonia in formazione determinando un continuo incremento della stessa, che nel 2000 è arrivata a superare i 40 individui.

Le perdite, dovute principalmente ad abbattimenti illegali e all’impatto con i fili dell’alta tensione, sono state più elevate nel primo anno e nei periodi successivi alle liberazioni. Altri individui si sono invece allontanati consentendo uno scambio tra diverse aree geografiche e quindi maggiori possibilità di affermazione e crescita per le piccole colonie attualmente presenti sulle Alpi e nelle aree limitrofe. Tra i movimenti più significativi si ricordano quelli di individui che hanno raggiunto la colonia di 15-20 soggetti creata allo Zoo di Salisburgo e quella di recente formata in Abruzzo dal Corpo Forestale dello Stato. Da queste aree altri grifoni sono arrivati a Cornino e addirittura in Francia. Un soggetto ha raggiunto l’Olanda, unendosi poi agli esemplari del Quarnero.

Nella Riserva è facile osservare i grifoni nell’intero arco dell’anno. L’attaccamento della colonia alla zona è infatti notevole; i grifoni frequentano con regolarità un areale di circa 2000 Kmq, con notevoli ampliamenti, favoriti dalle migliori condizioni per il volo, nel periodo primaverile-estivo verso le Alpi Giulie e Carniche. Negli ultimi anni sono state colonizzate altre aree prealpine e tale andamento dovrebbe portare, unitamente all’incremento della popolazione, all’occupazione di nuovi settori montani. Nel complesso la colonia evidenzia un graduale affrancamento da abitudini in qualche misura dipendenti dalla cattività, l’acquisizione di maggior destrezza nel volo e la scelta di posatoi e siti di nidificazione sicuri e soggetti a minor disturbo.
Per l’osservazione dei grifoni in volo sono consigliate le ore della tarda mattinata.

Nel 1993 si sono registrati i primi tentativi di nidificazione; negli anni il numero di coppie è rapidamente aumentato, con l’involo del primo giovane (Julius-Cornino) nel 1996.

Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda l’attrazione che la colonia e il punto di alimentazione esercitano sui grifoni provenienti dai Balcani e da altre zone. Questi soggetti hanno imparato a frequentare l’area e tendono a ritornare negli anni successivi portando altri individui e i giovani dell’anno. Il loro numero aumenta quindi gradualmente, e negli ultimi anni ha raggiunto consistenze elevate (un centinaio di individui nell’intera stagione) in gran parte immaturi del secondo-terzo anno. Sono da rilevare anche un aumento dei periodi di permanenza e la recente tendenza, da parte di un numero crescente di individui, a trascorrere nell’area anche il periodo invernale, unendosi stabilmente alla colonia e, dall’anno 2000, prendendo parte all’attività riproduttiva.

L’osservazione delle marcature (anelli e bande alari) utilizzate in Croazia dal 1990 consente di affermare che la maggior parte di questi grifoni proviene dalle colonie del Quarnero. La rete di monitoraggio avviata ha anche permesso di ottenere alcune indicazioni sulle aree frequentate nel periodo invernale, aree che includono la Bulgaria, la Grecia, il Medio Oriente e l’Africa settentrionale.